La manipolazione nei mercati finanziari

Chi può permettersi di condizionare il mercato sono i grandi intermediari privati e pubblici o i governi stessi, mediante decisioni di politica monetaria o compravendita di asset. Vista la loro credibilità e le ingenti risorse di cui dispongono, qualsiasi azione da loro intrapresa ha effetti sensibili sui prezzi. Quando queste azioni vengono compiute in maniera fraudolenta, siamo di fronte ad una manipolazione.

Secondo il Testo Unico della Finanza artt. 185 e 187:

“rappresentano delle manipolazioni di mercato le attività di diffusione di notizie, di informazioni, di voci o di notizie false o fuorvianti, in grado di fornire o che siano suscettibili di fornire indicazioni false o fuorvianti sugli strumenti finanziari, e il porre in essere operazioni simulate o altri artifizi che siano concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo degli strumenti finanziari.”

Ad esempio:

  • operazioni di compravendita false o fuorvianti;
  • operazioni di compravendita che fissano il prezzo a livelli anomali e artificiali;
  • operazioni di compravendita che utilizzano artifizi, inganni o espedienti;
  • artifizi idonei a fornire indicazioni false o fuorvianti in merito all’offerta, alla domanda o al prezzo di strumenti finanziari.

Nel momento in cui sono le istituzioni o le banche centrali a condizionare il mercato (valutario) operando sui tassi e sull’offerta di moneta, siamo di fronte a scelte di politica monetaria e in questo caso la manipolazione, se così si può chiamare, non è un atto illecito ma è dettata dalla volontà di regolare il mercato.

Un altro tipo di manipolazione è quella verbale, attuata tramite dichiarazioni da parte delle autorità o di soggetti istituzionali, per indirizzare le vendite o gli acquisti in una direzione prestabilita.

Come terza opzione c’è la compravendita di un asset. Spostando ingenti quantità di capitale si possono influenzare domanda e offerta e di conseguenza i prezzi.

Una tipica operazione di manipolazione illecita è il wash trade, cioè il piazzamento simultaneo di ordini di acquisto e vendita da parte di un trader con l’obiettivo di incrementare in maniera falsata i volumi e la liquidità. Un’altra ragione per cui si può mettere in atto un’operazione del genere è per generare commissioni per i broker. E’ quello è accaduto nello Scandalo Libor del 2012. 

Un’altra pratica di manipolazione è il marking the close, che si ha quando un trader assume una significante posizione in acquisto o vendita in prossimità della chiusura del mercato al fine di condizionarne il prezzo. Sono diversi i casi che hanno visto banche sfruttare la loro posizione dominante per condizionare i tassi valutari (e non solo) e trarne profitti in maniera illecita.

 A questo si aggiungono le continue accuse di manipolazione dei tassi tra Cina e USA, soprattutto negli ultimi tempi.

Tra i casi più eclatanti di manipolazione ci sono le operazioni effettuate tra il 2007 e il 2013 da Barclays, Jp Morgan Chase, Citigroup Royal Bank of Scotland e UBS e punite con una multa complessiva di 6 miliardi di dollari. 

A questo si aggiunge la Deutsche Bank che ha ammesso di aver manipolato il prezzo di oro e argento negli anni precedenti al 2014.

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